In questa storia – una storia vera – ci sono due Jean. Il primo si chiama Jean le Boulaire, violinista, soldato, prigioniero. Il secondo si chiama Jean Lanier, attore, regista, costruttore di gabbie per uccelli. Due persone che sono la stessa persona, oppure una persona divisa in due: l’una il doppio dell’altra.
Il primo Jean nasce a Parigi, nel vecchio Mercato delle Pulci, nel 1913. A sette anni inizia a studiare il violino, a quattordici viene ammesso al Conservatorio Superiore di Parigi, a diciassette si diploma col massimo dei voti e inizia una carriera molto promettente. Ma nel 1934 viene arruolato e rimane sotto le armi per quattro anni: tempo per studiare il violino, con la divisa addosso, non ce n’è. Nel 1940 la Germania invade la Francia e Jean va al fronte: combatte nella battaglia di Dunkerque e dopo la sconfitta dell’esercito francese viene rinchiuso nel campo di prigionia di Görlitz, in Polonia. Qui incontra per caso altri tre musicisti: Olivier Messiaen, già allora uno dei compositori più celebri di Francia, Etienne Pasquier, violoncellista di fama, e Henri Akoka, primo clarinetto dell’Orchestra della Radio francese. Il 15 gennaio del 1941 questi quattro musicisti-soldato compiono un miracolo: di fronte a 400 prigionieri come loro eseguono una delle pagine cruciali del Novecento: il Quatuor pour la fin du temps che Messiaen ha composto in pochi mesi, fiaccato, come i suoi compagni, dal freddo, dalla fame, dalla fatica. Jean viene liberato un anno più tardi e torna nella Parigi occupata dai tedeschi. Non suona il violino, tranne la parentesi del Quatuor, da quasi dieci anni e la musica gli da la nausea: seppellisce lo strumento nel giardino di casa e decide di cambiare vita. Si presenta per caso ad un provino: Marcel Carné sta cercando nuovi attori per Les Enfants du Paradis, un film che sarebbe diventato una leggenda. Quell’uomo gli piace e gli affida il ruolo di Otello. Ma Jean vuole seppellire insieme al suo violino anche il suo passato. E cambia nome.
Il secondo Jean nasce dunque nel 1943, trent’anni dopo il primo, e si chiama Jean Lanier. Con questa nuova identità diventa uno dei più celebri attori di Francia: in circa quarant’anni anni di carriera gira 58 film, 22 sceneggiati televisivi e 20 spettacoli teatrali: lavora con registi come Chabrol, Autant-Lara. Alain Resnais, François Truffaut, a fianco di attori e attrici come Jean Gabin, Delphine Seyrig, Gérard Philipe, Anouk Aimée, Giorgio Albertazzi, Jean Desailly e molti altri. Ma del suo passato di violinista non parlerà con nessuno, nemmeno con sua moglie, e non vorrà mai più incontrare i suoi compagni di prigionia. Nel 1984, a 71 anni, si ritira dalle scene e si dedica al suo hobby preferito: costruire gabbie per uccelli. Nel 1999 viene colpito da un ictus e pochi giorni prima di morire dalla sua memoria, nel delirio, emergono all’improvviso i ricordi del passato: crede di essere ancora a Görlitz, chiama per nome i suoi compagni di prigionia. E solo in quel momento i suoi figli fanno una scoperta che li lascia senza fiato: il famoso violinista che aveva tenuto a battesimo, mezzo secolo prima, il Quatuor di Messiaen ce l’avevano in casa: era il loro padre.
ARTISTI
Alessio Boni, voce narrante
Trio Hermes, violino, violoncello, pianoforte
Tommaso Lonquich, clarinetto
Musiche di Olivier Messiaen
Testo di Guido Barbieri
Produzione, AidaStudioProduzioni
Distribuzione esclusiva in Italia e all’estero, AidaStudioProduzioni
Direttore di produzione, Elena Marazzita
Credits Michele Monasta






